A PROPOSITO DI RADIO ...

... SOLO PICCOLE IMPRESSIONI  

Articolo pubblicato sul Mensile di Radio Firenze - Maggio 1990

Salendo le scale dello stabile non si ha l'impressione di entrare all'interno di una sede radiofonica: sembra piuttosto di trovarsi  nel salotto di una baita di montagna, con il caminetto acceso, dove la luce delle fiamme illumina l'ambiente e il calore del fuoco riscalda l'ospite appena arrivato ... Non ero mai stato in una radio, ma la prima impressione che ho ricevuto è quella di un grande calore umano e di una spensierata allegria. Mi sento quasi a casa, in famiglia. RADIO FIRENZE è proprio questo: una grande famiglia accogliente. A poco a poco la mia timidezza iniziale scompare, grazie alla disponibilita' delle persone che animano questa casa. Finalmente, con esitazione, entro nello studio di trasmissione. Mi avvicino, con delicatezza e meraviglia al mixer, ai piatti, alle piastre, alle cuffie, ed in ultimo allo strumento principe di un'emittente radiofonica: il microfono. E' da questo apparecchio che, ogni giorno, parte 'la voce' che arriva nelle nostre case. Mi piace ascoltare la 'voce' di Radio Firenze perche' e' spontanea, semplice, graffiante e anche se a volte da' l'impressione di essere un po' stancante o pesante e' sempre un ascolto gradevole. Una radio si puo' definire tale quando la parola è la prima attrice. Cio' che e' bello ed importante e' che si tratta di una voce viva: non e' finta, non e' falsata, non e' costruita. Si percepisce chiaramente che coloro che sono al microfono sono persone che come tutti possono sbagliare ma che comunque hanno spontaneita' ed entusiasmo per fare meglio, ed e' proprio questo fatto ad offrirmi un senso di naturalezza ed istintivita'. Sarebbe certamente piu' comodo, piu' facile, assolutamente meno rischioso mandare in onda solo programmi musicali preregistrati e preconfezionati od esclusivamente selezioni musicali accuratamente preparate, o fare 'juke-box' ad ogni ora. Ma dove andrebbero a finire l'improvvisazione, 'il savoir faire', il contatto con gli ascoltatori, la vena artistica dei conduttori ?

L'avventura 'Radio', se di radio intesa come 'voce' deve trattarsi, vale la pena di essere vissuta: sicuramente e' quella che comporta il massimo impegno e il maggior sforzo, ma e' anche quella che regala le soddisfazioni piu' belle.  Lo ripeto, preferisco sentire alla radio voci schiette, piene di vitalita' che a volte non trovano il termine piu' appropriato, e mi e' 'gradito' allo stesso tempo accorgermi di un errore tecnico, perche' ho la sensazione non di 'meccanicità' o perfezione ma di 'umanità'. Fare radio, con i telefoni aperti giorno e notte, è assai affascinante, ma risulta essere anche una grande incognita. Certo, questo e' un mezzo che ci offre la possibilita' di manifestare la nostra opinione, ci aiuta a sdrammatizzare la realta' quotidiana, ci permette di sfogare i nostri problemi. Siamo liberi di esprimerci con le nostre capacita' dialettiche ironiche e demenziali (sempre nei limiti del buongusto e del rispetto): il tutto e' accompagnato da tanta e buona musica. Ma questo modo di 'fare radio' e' veramente quello giusto ? Confesso che molte volte, durante le trasmissioni notturne, specialmente quelle con tema piu' libero, ho l'impressione che l'ascolto sia poco facile, dato il carattere 'demenziale' o a volte un po' banale delle stesse, cosi' mi chiedo se qualche persona che si mette per la prima volta all'ascolto del programma non si domandi: "Ma questa e' una radio ?" Si', Radio Firenze ha un suo 'spirito' e una sua 'anima'. Bisogna voler entrare nella sua ottica, e per sintonizzarsi con essa e capire il suo 'linguaggio' è necessario ascoltarla. Personalmente, questo e' il modo di 'fare radio' che preferisco e ringrazio lo sforzo dello staff di Radio Firenze che ha intrapreso questa strada: devo a loro il merito di aver trovato degli amici e il merito di aver 'riscoperto' il piacere di ascoltare la radio.